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Kid, 2010, autoproduzione
Sedia per bambini in legno multistrati
Foto di Ramak Fazel
Matt, 2006, autoproduzione
Mattarello per la pasta in legno, base in acciaio con finitura a specchio
Foto di Ramak Fazel
Spugna da cucina, 2005, produzione Coop, 2008
Spugna da cucina in poliuretano con parte abrasiva
Foto di Ramak Fazel
Astemio, 2001, autoproduzione
Porta bottiglie in tondino di metallo
Foto di Ramak Fazel
Snake, 2003, produzione Meritalia, 2006
Tavolino basso con struttura snodata in alluminio e piani in acciaio “super mirror”
Foto di Ramak Fazel
Satellite, 1995, produzione MoMA New York, 1999
Portafrutta in legno
Foto di Ramak Fazel
Mediterraneo, 2002, autoproduzione
Acquario per pesci rossi in vetro borosilicato
Foto di Ramak Fazel
Carlito, 2006, autoproduzione
Sgabello oscillante in legno
Foto di Ramak Fazel
T5&T8, 2005, autoproduzione
Vaso per fiori a capienza multipla in vetro borosilicato
Foto di Ramak Fazel
PO 0302, 2002, produzione Cappellini, 2003
Appendiabiti da parete in metallo
Foto di Ramak Fazel
Rainy, 2001, autoproduzione
Porta ombrelli, realizzato in alluminio
Foto di Ramak Fazel
Passion, 2001, autoproduzione
Vaso mono fiore/candelabro in vetro borosilicato
Foto di Ramak Fazel
Compasso, 2010, autoproduzione
Sedia in legno
Foto di Ramak Fazel
Carlo Contin_ INTERVENTI NELLA SFERA DOMESTICA
16.12.2010 | 16.01.2011
Triennale Design Museum

Il progetto MINI & Triennale CreativeSet presenta la mostra di Carlo Contin, che si inserisce nel ciclo dedicato al design italiano contemporaneo nello spazio del CreativeSet del Triennale Design Museum.
L'obiettivo della mostra è far emergere il lavoro di Contin partendo dalla osservazione degli oggetti da lui progettati, contestualizzati nella vita quotidiana delle persone che li utilizzano, attraverso una documentazione per immagini condotta dal fotografo Ramak Fazel.
Il rapporto fra gli oggetti e chi li usa viene così indagato attraverso una modalità che in architettura trova il suo corrispettivo in quello che è definito “post-occupancy report”, che vuole riflettere sulla natura ultima dell’oggetto di design come oggetto d’uso indagandone la sua capacità di relazionarsi con chi li usa e l’ambiente che li circonda.
La mostra propone una selezione di oggetti progettati da Carlo Contin, tra prototipi ed oggetti in produzione realizzati negli ultimi dieci anni, con la presentazione di tre nuovi progetti realizzati appositamente per questa occasione.



Un etologo del quotidiano
Silvana Annicchiarico
Direttore Triennale Design Museum

Carlo Contin è prima di tutto un etologo del quotidiano: uno che studia l’habitat domestico con la stessa attenzione e meticolosità con cui un entomologo analizzerebbe – poniamo – la vita di un formicaio. Contin osserva, confronta, registra, verifica, ipotizza e solo alla fine – ma sempre con discrezione, quasi a bassa voce – prospetta soluzioni innovative per migliorare – a partire da ciò che è piccolo e minuscolo – il funzionamento dell’habitat complessivo. Non si progetta una spugna da cucina come quella che Carlo Contin ha realizzato per la Coop se non si sono messe più e più volte le mani in un acquaio, e se non si è provato di persona a graffiar via croste e residui di cibo dalle stoviglie unte. Allo stesso modo, se non hai mai provato a stendere la pasta, se non hai usato le tue mani nel gesto archetipo del fornaio e della massaia, non puoi neppure pensare di concepire un matterello da cucina con le coraggiose innovazioni tipologiche e materiche che Contin ha previsto e sperimentato nel suo Matt.
Contin ridisegna il paesaggio domestico con piccoli gesti minimali, spesso operando su oggetti (la boccia dei pesci rossi, la candela, il vaso da fiori…) che appartengono alla tradizione e al gusto del soprammobile tipico degli arredi residenziali della piccola borghesia novecentesca. Ma sbaglierebbe chi volesse vedere nel suo lavoro una riedizione aggiornata e briantea degli oggetti sabaudi del salotto della signorina Felicita di gozzaniana memoria. Per almeno due motivi. Il primo è che nei lavori di Contin non si respira il “gusto” della piccola borghesia, bensì la sapienza secolare di un artigianato di qualità che ha sempre operato in funzione del problem solving piuttosto che in vista di uno sterile decorativismo ornamentale (si pensi anche solo al geniale problem solving minimalista di oggetti come il portaombrelli Rainy o come il portabottiglie Astemio, dove la perfetta risoluzione di un problema spaziale dà origine a una sintesi di rara efficacia concettuale).
Il secondo motivo è che Contin opera per continui slittamenti dal singolare al plurale: ciò che nella tradizione è “uno”, nei suoi progetti diventa “due” o “di più”. Ecco allora che un tavolino da salotto (Snake) si riproduce e prolifera in una moltitudine di ripiani snodabili, ecco che un vaso (T5 & T8) cessa di essere costituito da un unico contenitore e ne assembla parecchi (da 5 a 8), tutti diversi per capienza, forma e diametro. Perfino la tradizionale boccia per pesci rossi raddoppia e diventa una sorta di bilocale ittico. Contin introduce insomma il molteplice dove in precedenza c’era l’unico. Oppure rende ibrido ciò che prima era diviso e separato (Good Night Moon fonde in un unico oggetto lampada e candela, Virola imprime sul corpo di cera della candela le filettature della lampada, Passion fonde in un unico artefatto i due elementi oggettuali costativi del “romantico”, la rosa rossa e la candela…). In questo Contin è molto più sperimentale, provocatorio e radicale di tanti altri designer della sua generazione: dietro il suo apparente minimalismo, dietro la dichiarata volontà di agire su “niente più dell’indispensabile”, affiora la capacità di rivisitare in modo nuovo una tradizione e di mutarla in profondità. Di portarla altrove. Se guardi le immagini di Ramak Fazel scattate sui luoghi in cui Contin lavora non sembra neppure di essere in Brianza: paiono interni e dettagli di Twin Peaks, o di qualche altro mondo sospeso inventato da David Lynch. Sono qui e non sono qui, allo stesso tempo. Ma senza mai rinunciare al distacco affettuoso – e anche, questo sì, un poco gozzaniano – dell’ironia.

Biografia
Carlo Contin è nato il 24 agosto 1967 a Limbiate (Milano). Dal 1991 al 1997 lavora come imprenditore nel campo dell'arredamento. Nel febbraio del 1998 apre il suo studio che si occupa di design e architettura d'interni. I suoi progetti sono stati prodotti, tra gli altri, da Coop, Cappellini, Fambuena,Guzzini, Legnoart, Meritalia, MoMA New York, Ravarini Castoldi, Slamp e Sphaus.
Tra le diverse esposizioni collettive si ricordano nel 2007 The New Italian Design alla Triennale di Milano; nel 2005 Design alla Coop, Made for China e Ovologo; nel 2004 Sensidivini, Multipli di Cibo e New Agri Culture; nel 2002 Tipi Italiani, la Biennale di Saint- Etienne e Sistemi di Misura dei Designers; dal 2001 al 2003 Vilt: Kunst, Mode an Design; nel 2001 Designers Saturday. Ha partecipato al Salone Satellite dal 1999 al 2003

Carlo Contin_ INTERVENTI NELLA SFERA DOMESTICA
16.12.2010 | 16.01.2011

Orari:
martedì-domenica 10.30-20.30
giovedì-venerdì 10.30-23.00

Al fine di promuovere e valorizzare maggiormente il nuovo e giovane design italiano e renderli ancora più facilmente fruibili a un ampio pubblico, per tutto il secondo ciclo espositivo il costo di ingresso a ogni mostra è di 2 euro.

Ingresso: 2 euro
Mostra + Triennale Design Museum 8 euro

Carlo Contin_ INTERVENTI NELLA SFERA DOMESTICA
16.12.2010 | 16.01.2011
Triennale Design Museum

Coordinamento generale e produzione
Triennale Design Museum

A cura di
Joseph Grima

Curatore Associato
Elian Stefa

Fotografie
Ramak Fazel

Progetto grafico
Neil Donnelly

Web design
Cristina Chiappini

Progetto allestimento
Joseph Grima
Elian Stefa

Realizzazione allestimento
Contin Claudio Italo Allestimenti

Si ringraziano
Alessandro Mendini
Claudio Contin
Daniel Stramazzo
Luigi Colombo
Nico K. Tucci
Stefano Liberto

e inoltre
Meritalia
PozziVerga


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