GDW /Words #2 – Il linguaggio
del design – Max Bruinsma

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«Nel nuovo regno della comunicazione onnicomprensiva, i messaggi del design non possono più essere considerati “obiettivi” o “neutrali” ma devono essere visti come “sedimenti di interpretazione”. Uso la parola “sedimento” per evocare lo sguardo informato che un geologo ha di fronte a un’antica formazione di rocce. Quella che per altri è una scarpata come tante altre, per il geologo è il risultato di eoni di processi fisici, di una specifica dinamica della natura. Nella contemporanea cultura dell’informazione, noi designer, e in particolare i designer della comunicazione, siamo geologi del significato: leggiamo strati di contesti e di processi nel paesaggio dell’informazione che ci circonda; leggiamo in esso le dinamiche specifiche della cultura. O almeno è quello che dovremmo fare per evitare di diventare inconsapevoli fattori di tale paesaggio, cieche componenti del residuo.
Attraverso la sua storia di cambiamenti radicali e professionalizzazione, di nuove forme e profonde intuizioni, il design della comunicazione è diventato una vera e propria cultura dei linguaggi visivi. Si è evoluto in un sistema grafico di parole, segni visivi e immagini combinati tra loro, che abbraccia una vasta gamma di media e di stili, un linguaggio interculturale che ora si comprende in tutto il globo. Oggi il design della comunicazione trasmette qualcosa di più del significato letterale di un messaggio, un po’ come l’arte tradizionale comunica qualcosa di più del significato letterale di ciò che è dipinto sulla tela. Come nell’arte, nel design raramente “si vede solo ciò che si vede” per parafrasare Frank Stella; il messaggio del design risiede in gran parte nel modo in cui è comunicato. Il design può dire “compra questo prodotto” o “vai a vedere quella commedia” ma anche “questa è la nostra cultura, condividila!”.»
Il testo integrale del saggio si trova in Graphic Design Worlds /Words, il volume accompagnatorio della mostra, pubblicato da Electa.
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The Language of Design
Max Bruinsma
«… In this new condition of all-embracing communication, the messages of design cannot be seen as “objective” or “neutral” anymore, but must be understood as “the sediment of interpretations.” I am using the word “sediment” here to evoke the informed look of the geologist to a formation of ancient rock. To the rest of us it looks like any old cliff, but the geologist sees in it the result of eons of physical processes, of a specific dynamics of nature. In our information culture, we—and especially communication designers—are all geologists of meaning; we read layers of context and process into the information landscape before us—we read in it the specific dynamics of culture. Or so we should, lest we become unwitting factors of it, mindless components of the residue.
Through its history of radical change and professional establishment, of new forms and deepening insights, communication design has become a culture of visual languages in its own right. It has evolved into a graphic system of combined words, visual signs and images, spanning a wide range of media and styles—a cross-cultural language which by now is globally understood. Communication design today conveys more than the literal meaning of a message, much like traditional art communicates more than the literal meaning of what is depicted on the canvas. As in art, in design you rarely just “see what you see,” to paraphrase Frank Stella; much of a design’s message resides in the way it is told. A design may say “buy this product,” or “go to this theater play,” but it also says “this is our culture, share it!”»
The excerpt of the essay is taken from Graphic Design Worlds /Words, the book published by Electa to accompany the exhibition.
