Incontro con Emily King
Con la speranza di costituire un momento importante per la riflessione critica sul graphic design, Graphic Design Worlds coinvolge non soltanto progettisti grafici ma anche alcune figure che si interessano a vario titolo a questa disciplina, alla sua storia e alle sue implicazioni nel mondo – si vedano i post su Steven Heller, Giovanni Anceschi e Max Bruinsma.
Fra quanti negli ultimi anni stanno contribuendo al maturare del discorso storico e critico attorno al graphic design, una voce rilevante è quella di Emily King. Storica per formazione, e attenta interprete degli sviluppi contemporanei della cultura visiva e materiale, King attraversa i mondi del graphic design sempre mossa da un vivo interesse per i contesti storici e culturali, per gli scenari e i percorsi entro cui la grafica nasce e si sviluppa – si tratti delle sequenze dei titoli dei film anni cinquanta-sessanta oppure del design dei caratteri tipografici all’avvio dell’era digitale, per citare i temi delle sue tesi di Master of Art e di Dottorato (entrambe sono accessibili via Typotheque).
Un approccio, questo, che si ritrova anche nei contributi a periodici e riviste con cui collabora – ad esempio Frieze, per il quale è design editor, e Apartamento Magazine.
Negli anni recenti, King si è inoltre impegnata in importanti progetti curatoriali, dimostrando come lo spazio espositivo possa funzionare quale luogo di riflessione ed elaborazione critica: è il caso ad esempio della già citata Wouldn’t It Be Nice: Wishful Thinking, sul rapporto design/arte, e di Quick, Quick, Slow, ospitata al Museo Berardo in occasione di Experimenta 2009 (Biennale del design a Lisbona), che ha indagato la dimensione temporale attraverso la storia del graphic design.
Pubblichiamo qui la risposta alla prima domanda che abbiamo rivolto a King durante l’intervista realizzata a Londra. L’intervista integrale sarà presentata in mostra.
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Aiming to contribute to the critical reflection on graphic design, Graphic Design Worlds involves not only graphic designers but also some other figures who are interested in this discipline, its history and its implications in the world – see the posts on Steven Heller, Giovanni Anceschi and Max Bruinsma.
Among those who in recent years are contributing to the historical and critical discourse about graphic design, Emily King certainly is a significant voice. A historian by education, who is interested in the evolution of contemporary visual and material culture, King explores the worlds of graphic design always driven by a keen interest in the historical and cultural contexts, in the different scenarios and paths where graphic design raises and develops – be it the film title sequences of the 1950-60s or the typeface design at the start of the digital age, to mention the subjects of her MA thesis and PhD thesis (both available on Typotheque).
The same approach one can find in the articles she contributes to periodicals and journals such as Frieze – for which she is design editor – and Apartamento Magazine.
In recent years, King has also engaged in important curatorial projects, showing how the exhibition space can function as a place of critical reflection and elaboration. It is the case, for example, of the aforementioned Wouldn’t It Be Nice: Wishful Thinking, on the relationship Design/Art, and of Quick, Quick, Slow, that was hosted at the Berardo Museum on the occasion of Experimenta 2009 (Biennial of design, Lisbon), and that investigated the dimension of time in graphic design.
Watch the answer to the first question of the interview with King we have made in London. The full interview will be featured on show.
