Amsterdam, una pluralità di mondi

Autore: Giorgio Camuffo, 6 maggio 2010 - 15.27

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Per chi si occupa di graphic design l’Olanda rappresenta una tappa imprescindibile. Negli ultimi anni non sono mancate riflessioni in merito, che hanno offerto spiegazioni sul buono stato di salute del graphic design in questo paese, variamente collegandolo al contesto sociale, al supporto delle istituzioni pubbliche, alla tradizione artistica, e così via. Si pensi per esempio al corposo volume a cura di Aaron Betsky, con Adam Eeuwens, False Flat: Why Dutch Design Is So Good , che invero si occupa di design a 360°.
Ma si possono trovare anche interessanti e approfonditi interventi online, come quelli di Max Bruinsma (1995) e di Peter Bil’ak (2001), rispettivamente qui e qui; ma si vedano anche le riflessioni e le suggestioni comparative di un interested observer americano come Michael Rock (2004) qui.

Comunque si decida di guardarla, la scena olandese offre un ottimo punto di partenza per chi intende investigare i “mondi del graphic design”. Insieme con i miei collaboratori ho trascorso alcune intense giornate a Amsterdam, incontrando designer, critici e teorici, e ritornando a Venezia carico di suggestioni e immagini. Soprattutto, ritornando a casa con l’impressione che in questa città si trovino precisamente quella pluralità e quella ricchezza che vorrei presentare al pubblico con Graphic Design Worlds.
Innanzi tutto, naturalmente, una pluralità di idee e visioni, e una ricchezza di approcci e obiettivi. Ma anche una varietà di scala, sia per le dimensioni degli studi grafici – dalla grande agenzia di comunicazione al designer/stampatore indipendente – sia per le dimensioni dei loro interventi. Complessivamente, senza voler dipingere un quadro idilliaco, emerge un variegato tessuto che aspira a essere in stretto dialogo con la società, con l’economia e con la cultura a diversi livelli, senza però rinunciare a una certa indipendenza – o a un certo senso di indipendenza.

Percorrendo le strade di Amsterdam, osservando l’incastro di architetture piccole e grandi – differenti per dettagli, altezza, colore, cornici –, si direbbe quasi che questa tessitura sia iscritta nell’animo, nella struttura stessa di questa città, e forse dell’Olanda. Come se fosse sempre possibile individuare un vuoto in cui intervenire, uno spazio in cui sperimentare, un interstizio nel quale collocarsi e lavorare.
E non stupisce che attorno alla “Venezia del Nord” abbiano trovato un ambiente congeniale anche graphic designer di altre nazionalità, o provenienti da altre regioni.

Durante il viaggio abbiamo indagato e documentato alcune di queste attitudini del graphic design. Nelle prossime settimane proporremo alcuni estratti, attraverso testi, video e immagini.
Per quanti hanno occasione di visitare l’Olanda nei prossimi giorni, invece, non dimenticatevi che il giorno 8 maggio apre il Festival del Graphic Design di Breda, cittadina meridionale dove si trova anche il Graphic Design Museum.


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Holland is a reference for anyone involved in graphic design. In recent years there has been a growing interest among scholars and critics in Dutch graphic design – and a range of diverse explanations were offered for its vitality, relating it to the social context, the support of public institutions, the arts’ tradition, etc. One can look, for instance, at the dense survey edited by Aaron Betsky and Adam Eeuwens, False Flat: Why Dutch Design Is So Good, concerned with design in all forms.
Some interesting papers are also to be found online, like those by Max Bruinsma (1995) and Peter Bil’ak (2001), respectively, here and here; and see also the comparative reflections from an American observer, Michael Rock (2004), here.

The Dutch scene provides a good starting point if one wants to explore the worlds of graphic design, whatever the perspective. I am just back from Amsterdam, where I’ve spent some intense days, meeting designers and critics. Indeed, this city offers precisely the kind of diversity and richness in graphic design that I would love to show to the public in the exhibition Graphic Design Worlds.
First of all, of course, by richness I mean the plurality of ideas and visions, of approaches and objectives. But it is also a variety of scale and size, both of graphic design studios – from large advertising and communication agencies to the independent graphic designer/printer – and of the designers’ work. Generally speaking, it seems that in Holland graphic design is, or tries to be, interwoven and in close dialogue with society, economics and culture at different levels, whilst always maintaining some independence – or the sense of it.

Walking through the streets of Amsterdam, looking at all those houses, embedded one into another, yet all different in architectural details, height, color, frames, etc., one would argue that this kind of weaving is the very structure and soul of the city, and perhaps of the country. As if there is always a void one can fill, a space in which one can experiment, a crevice in which to settle and work.
It is not surprising that the “Venice of the North” – as Amsterdam is sometimes called – has attracted graphic designers from other countries and regions.

Excerpts, videos, photos and texts that we have collected during our trip will be posted in the coming weeks.
For those who have the chance to visit Holland in the very next days, do not forget that the Graphic Design Festival in Breda will open on May 8, and that in the same city you can visit the Graphic Design Museum.